Susanna Basso: “Tradurre è pregare nel silenzio”

Susanna-BassoIntervista a Susanna Basso, traduttrice di Ian Mc Ewan, K. Ishiguro, Angela Carter, Tobias Wolfe, Jane Austin, Wilson Harris, Dominic Cooper, Alice Munro per conto dell’Einaudi, nonchè mitica insegnante di inglese al Liceo D’Azeglio di Torino.

Quando hai cominciato a interessarti alla traduzione e perché?

 È una cosa molto antica, risale al mio ritorno dagli Stati Uniti e alla nascita di questa mia passione per i grandi traduttori, Pavese, Vittorini, quelli che studiavo a scuola. Pur non avendo idea di come fare, avevo iniziato a tradurre Sciascia in inglese, finché un amico di infanzia mi disse di cambiare strada. Niente mi porta a insistere come dirmi di cambiare strada.
Il vero inizio è stato all’università, quando analizzavamo i racconti di Robert Coover, inediti in Italia, e io mi ero messa a tradurli. Per caso a lezione saltò fuori che avevo un pezzo di traduzione e Barbara Lanati mi chiese di leggerlo; era solo un abbozzo, ma lei fece per me questa grandissima cosa di lasciarmeli tradurre per la tesi. Si trattava di Pricksongs and Descants. Ci ho impiegato due anni, il testo era difficilissimo e io felicissima.
Poi ho seguito un seminario di traduzione su Amy Lowell, sempre con Barbara Lanati. Sono stata fortunata perché nel 1981 non c’erano corsi specifici, le scuole di traduzione sono successive.

 

Credi che una formazioni specifica sia utile a un aspirante traduttore?

 

È utile in traduzione tutto quello che non vuol essere definitivo, istruzioni per l’uso. Ma credo che, specie all’inizio, sia meraviglioso non ritrovarsi solo con le proprie arroganze e insicurezze. Credo sia bellissimo, oltre che utile, condividere un interesse. Credo che sia difficile parlare di traduzione senza dire cose intelligenti, perché il lavoro di traduzione è continua messa in discussione di quello che dici.

 

È stato difficile iniziare a lavorare in questo settore?

 

Alla fine dell’università, mi fu affidato l’epistolario delle sorelle Brontë, che è stato appena ripubblicato dalla SEI. Insomma, fu un inizio non difficile grazie al canale universitario; me ne sono poi staccata nel 1988 con Bambini nel tempo di Mc Ewan per Einaudi.

 

Tu hai tradotto molto. Quali libri ricordi con maggiore affetto e quali ti sono costati più fatica?

 

Ho amato in modo particolare Mc Ewan perché, dopo sette romanzi, ho passato con le sue parole quasi un terzo della mia vita di traduttore, perché scrive splendide storie, perché ha detto cose belle e commoventi sul linguaggio e sul suo imbarazzante potere sociale; ho amato Martin Amis, perché l’ho odiato abbastanza e perché ho dedicato ore e ore alla bellezza esigente dei suoi paragrafi; ho amato Ishiguro perché mi ha insegnato che la grammatica è un nascondiglio perfetto per l’intreccio di un romanzo, perché sa sfruttare il potenziale narrativo di un pronome e di un punto e virgola; ho amato Alice Munro perché le sue storie, che non sembrano andare da nessuna parte, mi hanno portato molto, molto lontano; ho amato Wilson Harris perché mi ha insegnato quanto sia vasta la mia incompentenza; ho amato Tobias Wolfe perché traducendo Pharaon’s Army sono diventata diffidente riguardo a ogni possibile enduring freedom imposta agli altri; ho amato Dominic Cooper perché mi ha fatto sentire la mancanza della Scozia, dove non sono mai stata, offrendomi il dono di una nostalgia futura; ho amato Jane Austin perché pettina il dolore in intarsi di conversazioni impeccabili; ho amato Angela Carter perché le sue storie della buonanotte mi hanno tenuta con gli occhi spalancati. Ho amato e amerò tutti i romanzi che hanno indugiato per qualche mese sulla punta della mia lingua materna.

Ti pesa la solitudine del traduttore?

 

Mi pesa perché non la so vincere. So che ci sono traduttori meno soli. Ci sono due modi di essere traduttori. Uno è quello di Rossella Bernascone, una collega che come me traduce dall’inglese: allargare i contatti in modo che la traduzione diventi condivisione. Io per motivi caratteriali non ne sono capace e mi pesa aver usato la traduzione per restarmene lì.

Intrattieni rapporti con i tuoi autori?

 

Ho conosciuto alcuni degli autori che ho tradotto. Ho grande resistenza a rivolgere loro domande. Questo nasce dal fatto di aver sentito autori lamentarsi molto delle domande dei loro traduttori quando lavoravo all’Einaudi. Lo scrittore che ho conosciuto meglio ovviamente è Mc Ewan, ma nel rapporto a tu per tu con un autore c’è un totale sbilanciamento, e questo mi crea imbarazzo. Ho avuto un enorme piacere ogni volta che ho incontrato Mc Ewan, ma al tempo stesso grande inquietudine. Sono a mio agio con le sue parole, non altrettanto con la sua persona.

 

Tu sei da molto tempo la sua voce italiana…

 

Tradurre più di un romanzo dello stesso autore è come rinnovare l’incontro, ritrovare certi gesti cari, o certi difetti irritanti; accorgersi di qualcosa che non si era registrato fino in fondo la prima volta e che invece non può sfuggire la seconda. Nei romanzi di Mc Ewan ho per esempio riscoperto un oggetto in volo (un pallone, una lattina) che sempre disegnava una “traiettoria alta e tesa” nel cielo della storia raccontata. Si tratta di piccolissime firme di uno stile, come vedere una persona appoggiare in modo speciale la tazza sul piattino, come osservare qualcuno infilarsi gli occhiali con un gesto tanto automatico quanto particolare.
A proposito di Mc Ewan, ricordo una volta a Mantova, alla presentazione dell’
Amore fatale. Giulio Einaudi mi aveva prima regalato un gran complimento su questa traduzione e poi aveva concluso: “Tu però dovresti smetterla di tradurre questo e quello, dovresti tradurre solo lui”. E io avevo risposto che mi sarebbe molto piaciuto, ma che lui non scriveva abbastanza per mantenermi.
Però mentivo, non mi sarebbe piaciuto.

Che differenza c’è fra la scrittura di uno scrittore e quella di un traduttore?

 

Mi sembra che la scrittura dello scrittore sia mossa dall’urgenza e quindi dall’innocenza, dall’ingenuità, dal bisogno di dire. Mentre il traduttore, non avendo nel suo mestiere l’urgenza, ha un rapporto disincantato con la scrittura. Ecco perché reinventarsi l’innocenza per un traduttore è difficilissimo.

 

Hai mai pensato a scrivere qualcosa di tuo?

 

Non riuscirei mai a inventare un intreccio. Mc Ewan ha intrecci così perfetti, così forti narrativamente, che mi sembrano miracoli dell’intelligenza. Quando ho avuto la tentazione di scrivere è sempre stato scrivere del leggere, per esempio scrivere sul senso di prendere quella parola che avevo appena lasciato. Il mio lavoro è prendere la parola da altri, ma non prendere mai la parola. Credo che la traduzione sia un po’ come pregare, per la devozione che richiede. Scrivere invece è un po’ cantare.

Quest’anno hai vinto il premio Procida per la traduzione…

 

È stato un riconoscimento che mi ha fatto molto piacere, una cosa che davvero desideravo. L’emozione che ho avuto è stata diversa da quella che credevo perché a Procida l’atmosfera è così poco solenne da togliere ogni ansia. È stata una festa. Il giorno prima una macchina scassata girava le strade col megafono facendo pubblicità a cocomeri e meloni e a sera ha smontato e ne è arrivata un’altra, ma forse era la stessa, che ha iniziato a far pubblicità al premio.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Mi piacerebbe tradurre un romanzo di Jonathan Franzen, ma è tradotto già benissimo da Silvia Pareschi. Mi piacerebbe avere più tempo e avere una pausa. La perdita di innocenza del traduttore significa anche la perdita dell’innocenza della lettura. Leggo più saggistica negli ultimi anni, per riuscire a concentrarmi su che cosa il testo mi sta dicendo. Di un romanzo ormai mi ossessiona il come.

Di Ilide Carmignani

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Principali opere tradotte
Timothy Mo, Agrodolce, Serra e Riva, 1988 (cotradotto con Rossella Bernascone
)
Wilson Harris, Il palazzo del pavone, Einaudi, 1989
Ian McEwan, Lettera a Berlino, Einaudi, 1990
Henry James, Racconti italiani, Einudi, 1991 (cotradotto con Maria Luisa Castellani Agosti, Maurizio Ascari, Carla Pomaré)
Katherine Vaz, Mariana, Rizzoli, 1997 (cotradotto con Grazia Giua)
Ian McEwan, Cani neri, Einaudi, 2003
John McGahern, Il pornografo, Einaudi, 1994
Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio, Frassinelli, 1996
Tobias Wolff, Nell’esercito del faraone, Einaudi, 1996
John McGahern, Moran tra le donne, Einaudi, 1997
Julian Barnes, Oltremanica, Einaudi, 1997
Ian McEwan, L’amore fatale, Einaudi, 1997
Martin Amis, Altra gente, Einaudi, 1998
Ian McEwan, Amsterdam, Einaudi, 1998
Martin Amis, Money, Einaudi, 1999
Ian McEwan, L’inventore di sogni, Einaudi, 1999
Julian Barnes, England, England, Einaudi, 2000
Jay McInerney, L’ultimo dei Savage, Bompiani, 2000
Ben Okri, La via della fame, Bompiani, 2000
Nigel Williams, Nemico di classe, Einaudi, 2000
Kazuo Ishiguro, Quando eravamo orfani, Einaudi, 2000
Ian McEwan, Espiazione, Einaudi, 2001
Michael Frayn, A testa bassa, Einaudi, 2001
Alice Munro, Il sogno di mia madre, Einaudi, 2001
Owen Chase, Il naufragio della baleniera Essex, SE, 2002
Grace Paley, Piccoli contrattempi del vivere, Einaudi, 2002 (cotradotto con Sara Poli, Marisa Caramella, Laura Noulian)
Martin Amis, Esperienza, Einaudi, 2002
Alice Munro, Nemico, amico, amante…, Einaudi, 2003
Hari Kunzru, L’imitatore, Einaudi, 2003
Alice Munro, In fuga, Einaudi, 2004
Richard Mason, Noi, Einaudi, 2004
Julian Barnes, Amore, dieci anni dopo, Einaudi, 2004
Steven Millhauser, Martin Dressler. Il racconto di un sognatore americano, Fanucci, 2004
Wilma Stockenström, Spedizione al baobab, Ilisso, 2004
Alice Munro, Il percorso dell’amore, Einaudi, 2005 (cotradotto con Silvia Pareschi)
Ian McEwan, Sabato, Einaudi, 2005
Ian McEwan, Bambini nel tempo, Einaudi, 2005
Hilary Mantel, I fantasmi di una vita, Einaudi, 2006
Paul Auster, Mr Vertigo, Einaudi, 2006
Ian McEwan, Chesil Beach, Einaudi, 2007
Julian Barnes, Arthur e George, Einaudi, 2007 (cotradotto con Daniela Fargione)
Alice Munro, La vista da Castle Rock, Einaudi, 2007
Ngozi Adichie Chimamanda, Metà di un sole giallo, Einaudi, 2008
Alice Munro, Le lune di Giove, Einaudi, 2008
Kazuo Ishiguro, Notturni, Einaudi, 2009
Ian McEwan, For You, Einaudi, 2009
Christine Schutt, Florida, Nutrimenti, 2010

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