بلدان العربية في الحرب – I Paesi arabi in rivolta

هدا خريطة بلدان العربية في الحرب في الاءك اشهر

هدا خريطة بلدان العربية في الحرب في الاءك اشهر

██ [NERO] Allontanamento del capo di stato
██ [AZZURRO] Cambiamento del primo ministro
██ [PORPORA] Sommosse
██ [ROSSO] Proteste maggiori
██ [ORO] Proteste minori
██ [VERDE] Qualche incidente
Paesi non arabi:
██ [BLU] Proteste collegate
██ [GRIGIO] Assenza di incidenti

هدا خريطة بلدان العربية في الحرب في الاءك اشهر

الاءك البلدان يقتالون الى الحريتهم

Non potete immaginare quanto è complicato scrivere in arabo al computer! Volevo scrivere tutto l’articolo (e poi tradurlo, ovvio) ma purtroppo i tasti non combaciano e non riesco neanche a raccapezzarmi con la punteggiatura e devo andare a capo ogni volta (per non parlare della hamza e della dhal che non riesco a scrivere)!! Comunque ho tenuto il titolo e le prime due frasi. (Dovrebbero) significare: ”Questa è la mappa dei Paesi arabi in rivolta in questi mesi; questi Paesi stanno combattendo per la loro libertà”. Direi che il succo della questione c’è.

La mappa è aggiornata a due settimane fa ed è tratta da Wikipedia. Comprendere gli avvenimenti (e le rivoluzioni in particolare) quando sono in divenire è un’impresa non da poco, o perlomeno per me è sempre stato così. Si rischia di banalizzare o mal interpretare gli eventi, magari perché ci sfugge un particolare che è invece decisivo. In questo senso, voglio sperare che questi eventi siano davvero dettati dalla volontà di autodeterminismo di un popolo stanco di non avere voce in capitolo nei propri stessi Paesi e non piuttosto una rivolta pilotata dall’alto (come ipotizzano alcuni) o facilmente impossessabile da parte di estremisti, islamici o americani che siano, i quali potrebbero “guadagnare una postazione avanzata” sullo scacchiere dell’assurda guerra aperta che li oppone ormai da un decennio.

Decennio che è stato incredibilmente prolifico di cambiamenti e anestetizzante di cervelli nel nostro bell’Occidente. Un decennio al termine del quale nessuno ha più la forza di alzarsi (dal divano) e dire la propria su una qualsiasi delle questioni di diseguaglianza e ingiustizia sociale che proliferano sotto i nostri occhi. Si ama sempre cercare i colpevoli. Di chi è la colpa di tutto ciò? La prima grande risposta è l’informazione scadente e partigiana (basta guardare la cartina: quale tg ha citato tra le rivolte Paesi come Gibuti, Quwait, Senegal, Mauritania, Sahara Occidentale, addirittura Albania!? (Ma soprattutto, chi sa dove si trova la metà di questi Paesi?) Ma è davvero solo colpa dell’informazione? O piuttosto l’informazione è un mezzo attraverso il quale si stanno facendo strada le nuove dittature? Le dittature del futuro, che non si baseranno sulla forza; perché non ne avranno bisogno, basteranno disinteresse e ignoranza, nelle dittature del “delegando” e del “silenzio assenso”. Possano gli Arabi essere un esempio illuminante anche per noi, di coraggio e (auto)determinazione.

SITOGRAFIA SULL’ARGOMENTO:

  1. Proteste in Algeria del 2010-2011
  2. Proteste in Arabia Saudita del 2011
  3. Proteste in Bahrain del 2011
  4. Proteste a Gibuti del 2011
  5. Proteste in Giordania del 2011
  6. Proteste in Iraq del 2011
  7. Proteste in Kuwait del 2011
  8. Proteste in Marocco del 2011
  9. Proteste in Mauritania del 2011
  10. Proteste in Oman del 2011
  11. Proteste nel Sahara Occidentale del 2011
  12. Proteste in Siria del 2011
  13. Proteste in Somalia del 2011
  14. Proteste in Sudan del 2011
  15. Proteste nello Yemen del 2011

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